Chi è
Alessandria

Ripensando al mio percorso, mi accorgo che le decisioni più importanti della mia vita non sono mai nate soltanto dall’ambizione o da un progetto accuratamente pianificato. Sono sempre cominciate da un’intuizione silenziosa, il cui significato si è rivelato soltanto molto tempo dopo.
Sono nata e cresciuta a Montréal, in Canada, dove ho iniziato la mia formazione musicale fino a conseguire la Laurea in Arti Musicali, specializzandomi in Pianoforte Solistico presso la McGill University, sotto la guida della pianista georgiana Marina Mdivani-- concertista di fama internazionale, vincitrice del Concours International Marguerite Long–Jacques Thibaud di Parigi e premiata al Concorso Čajkovskij di Mosca, oltre che allieva di Emil Gilels. Oggi mi sorprende pensare che uno dei grandi esponenti della scuola pianistica russa si trovasse proprio nella città in cui sono nata. Attraverso Marina ho ereditato un legame diretto con una delle grandi tradizioni pianistiche del Novecento, comprendendo che la profondità musicale nasce non soltanto dalla disciplina, ma anche dalla curiosità, dalla sincerità della ricerca e dal desiderio di trovare una voce artistica autentica.
In quegli stessi anni ho avuto l’opportunità di studiare in Francia con Emil Naoumoff, ultimo allievo di Nadia Boulanger. Sebbene il nostro periodo di lavoro sia durato soltanto poche settimane, quell’incontro ha lasciato un segno profondo. Visitare la casa di Nadia Boulanger mentre studiavo con Naoumoff mi ha permesso di entrare in contatto con una delle eredità pedagogiche più influenti del Novecento, rafforzando una convinzione che continua ancora oggi ad accompagnarmi: un grande insegnante non trasmette semplicemente conoscenze, ma aiuta ogni musicista a scoprire la propria identità artistica.
L’italiano è stata la mia prima lingua, ancor prima dell’inglese, e per tutta l’infanzia ho frequentato la scuola italiana parallelamente al mio percorso scolastico a Montréal. L’Italia non è mai stata un luogo distante: ha sempre fatto parte della mia identità. Durante un viaggio a Firenze insieme alla mia famiglia rimasi profondamente colpita dall’atmosfera della città. C’era qualcosa nel suo rapporto con la bellezza, la storia e la creazione artistica che sentivo incredibilmente vicino. Ricordo ancora la prima volta davanti all’ingresso del Conservatorio Luigi Cherubini. Pensai:
“Credo che potrei studiare in un posto così.”
Fu proprio quell’intuizione a portarmi, nel 2012, a trasferirmi a Firenze per proseguire gli studi con il Maestro Giuseppe Fricelli, conseguendo successivamente il Diploma Accademico di II Livello in Pianoforte Solistico presso il Conservatorio Luigi Cherubini.
Fra tutti gli incontri che hanno segnato il mio percorso, quello con il Maestro Giuseppe Fricelli è stato probabilmente il più determinante. La sua straordinaria generosità, la dedizione instancabile verso gli studenti e il profondo amore per la musica e per il palcoscenico hanno influenzato non soltanto la mia crescita come concertista, ma anche il mio modo di concepire l’insegnamento. Attraverso lui ho conosciuto una forma di mentorship fondata sulla fiducia. Fu anche grazie alla fiducia del Maestro Fricelli che iniziai il mio percorso come docente di pianoforte a Firenze, segnando il passaggio naturale dalla formazione all’insegnamento. Mi incorraggiò a guardare oltre il Conservatorio, rendendo possibile il mio periodo di studio a Nizza con Gabriel Tacchino durante la preparazione del Concerto per pianoforte di Poulenc per il mio recital di diploma e, in una di quelle meravigliose ironie della vita, mi ha persino presentato quello che sarebbe poi diventato mio marito. Ancora oggi il suo esempio continua a guidare il mio modo di relazionarmi ai miei studenti.
Come interprete, mi sono sempre sentita attratta meno dal virtuosismo fine a sé stesso e più da quei repertori che invitano ad ascoltare in profondità. Progressivamente la mia ricerca artistica si è orientata verso musiche che esplorano il silenzio, il tempo, la ripetizione e la percezione sottile del suono. Questo percorso mi ha condotta naturalmente verso Erik Satie, la cui opera ha trasformato profondamente la mia identità artistica. L’esecuzione di Vexations per quindici ore consecutive, in occasione del Sonic Somatic Festival di Firenze, è stata un’esperienza decisiva che ha aperto nuove riflessioni sul rapporto fra performance, resistenza, attenzione e coscienza.
Il dialogo con l’opera di Satie è proseguito nel 2017 con l’interpretazione di Vexations II di Ari Benjamin Meyers, presentata nuovamente all’interno del Sonic Somatic Festival. Queste due esperienze hanno alimentato il mio interesse per una musica capace di mettere in discussione la nostra percezione del tempo, dell’ascolto e del ruolo stesso dell’interprete, conducendomi successivamente verso il repertorio di Les Six, Nadia Boulanger, il Minimalismo americano e le opere concettuali post-minimaliste di Simon Rackham, che in seguito mi avrebbe dedicato Free Will for Alessandria Di Nardo.
Accanto all’attività concertistica è iniziata a emergere una domanda sempre più importante. Mi interessava comprendere non soltanto ciò che la musica comunica, ma anche ciò che è capace di trasformare dentro di noi.
Questa ricerca mi ha portata ad approfondire l’Ayurveda, la Psicosintesi e la filosofia dello Yoga presso l’International Academy of Ayurveda, conseguendo la formazione in Ayurpsico. Durante questo percorso ho incontrato Letizia Vercellotti, fondatrice del metodo Ayurpsico, il cui insegnamento ha trasformato profondamente il mio modo di comprendere sia la crescita personale sia l’educazione musicale. Attraverso l’integrazione fra filosofia Yoga, Ayurveda e Psicosintesi di Roberto Assagioli ho scoperto il valore del dialogo, non soltanto con gli altri, ma soprattutto con sé stessi. Imparare a riconoscere il linguaggio delle nostre subpersonalità ha cambiato radicalmente il mio approccio didattico, insegnandomi che prima di proporre una soluzione tecnica è necessario comprendere la persona che si trova davanti al pianoforte.
Questo cammino mi ha infine introdotta al Nada Yoga, lo Yoga del Suono, dapprima attraverso Gian Antonio Fabris e successivamente con la mia insegnante Malini Viswanath, con la quale continuo ancora oggi a studiare pratiche radicate nella tradizione della musica carnatica. Lungi dall’allontanarmi dalla musica classica, queste esperienze hanno ampliato profondamente il mio modo di viverla. Oggi considero la musica non soltanto come linguaggio artistico, ma come pratica di ascolto, presenza, immaginazione e relazione umana.
Da questa visione è nato, nell’autunno del 2021, Alessandria Piano Studio: il luogo in cui tutte le esperienze maturate negli anni hanno finalmente trovato un punto di incontro.
Più che uno spazio in cui si insegna pianoforte, lo Studio è un ambiente nel quale musicisti di ogni età sono invitati a coltivare tecnica, identità artistica e una relazione autentica con la musica. Accanto alle lezioni individuali, gli studenti partecipano a percorsi di teoria, musica da camera, masterclass, concerti ed esperienze interdisciplinari pensate per sviluppare sicurezza, creatività e una musicalità profonda. Il mio lavoro come insegnante rappresenta oggi la naturale prosecuzione del mio lavoro come interprete: ascoltare con attenzione ogni persona prima ancora di guidarla, creando le condizioni affinché possa scoprire gradualmente la propria voce musicale.
Accanto all’attività concertistica e didattica progetto inoltre workshop ed esperienze dedicate al suono, alla voce e all’ascolto consapevole, invitando i partecipanti a vivere il suono come ponte fra espressione artistica e benessere.
Guardando oggi al mio percorso, ciò che un tempo sembrava composto da capitoli separati appare invece come parte della stessa storia. Da Montréal a Firenze, dalla sala da concerto alla pratica contemplativa, da Satie al Nada Yoga, dall’interpretazione all’insegnamento, ogni esperienza mi ha ricondotta alla stessa domanda, quella che continua ancora oggi a guidare il mio lavoro:
Che cosa diventa possibile quando iniziamo a considerare la musica come un autentico atto di comunicazione?
